Archivio per Novembre 2009

15
Nov
09

Un po’ per caso, un po’ per desiderio

Fauteuils_dorchestreSeguendo l’esempio della nonna che amando il lusso ma non potendoselo permettere, aveva deciso di viverci in mezzo facendo la cameriera al Ritz, Jessica lascia Macon per tentare la sorte a Parigi: trovera’ lavoro al Bar des Theatres, luogo d’incontro per artisti e magnati nella prestigiosa Avenue Montaigne..

Come sia venuto in mente ai distributori italiani di trasformare Fauteuils d’orchestre (poltrone d’orchesta) nel chilometrico titolo italiano e’ un discorso a parte, resta il fatto che questa commedia corale e’ un vero gioiellino di leggerezza, capace di gettare uno sguardo originalissimo sul bel mondo, sfuggendo ai cliche’ in cui di solito cadono i film che hanno i ricchi come protagonisti.
Leggerezza che offre anche risvolti filosofici mettendo a confronto la vita ossessiva di chi ha un grande talento, il celebre pianista, l’attrice di grido, ma rischia di farsi stritolare l’esistenza dai meccanismi che il successo comporta, e la serenita’ di chi si accontenta di godere della vicinanza con la grandezza, come la vecchia direttrice del teatro, Claudie, che il giorno della pensione confessa di aver sempre voluto essere un’artista ma non avendo talento si e’ limitata a vivere nel mondo dello spettacolo ed e’ stata felice.
Ottimo e variegato il cast: da menzionare Valérie Lemercier, divertentissima nel ruolo di Catherine Versen, l’attrice imprigionata dal successo di una soap opera; ma soprattutto Cecile De France, nei panni di Jessica, personaggio in bilico tra Cenerentola e Candido; l’attrice che nel 2003 era stata una credibile psicopatica in Alta tensione, in questa pellicola ha la freschezza sbarazzina che un tempo avrebbe potuto avere Audrey Hepburn.
Altre armi su cui puo’ contare il film sono la buona sceneggiatura che non ha quasi mai cedimenti, i dialoghi frizzanti, una sapiente colonna sonora, uno spruzzo di romance, una punta di malinconia, Parigi.. et voila’! un film delizioso!

15
Nov
09

Tre giorni d’anarchia

TregiornidanarchiaNei primi di luglio del 1943, Giuseppe torna al paese in licenza premio per aver conseguito la laurea; il 9 luglio gli Alleati sbarcano in Sicilia e gli abitanti del paesino si illudono che la fine della guerra sia imminente ed in attesa che arrivino fisicamente i “liberatori” iniziano a mettere in piedi la democrazia..

Vito Zagarrio, studioso di cinema alla sua terza regia, si ispira a fatti di cronaca realmente accaduti per mettere in scena questo film che racconta l’illusione della liberta’: la speranza che gli americani portassero veramente la democrazia, salvando il popolo dall’oppressione del latifondo e della mafia, un’illusione che dura solo tre giorni, tre giorni terribili e magnifici.
Terribili perche’ non mancheranno le rivalse sui fascisti: il primo gesto del popolo liberato e’ quello di abbattere il busto del Duce che domina la piazza (ricorda qualcosa?). E magnifici per il senso di speranza che a volte riesce anche a contagiare lo spettatore, che pure sa che la Storia avra’ un altro corso.
In quei giorni fatidici il protagonista prende coscienza di se’: figlio del veterinario antifascista, ora moribondo, Giuseppe viene eletto capo del paese per acclamazione, anche se non e’ del tutto desideroso di prendersi questa responsabilita’; dato il suo potere, il giovane viene “corteggiato” dal ricco latifondista e dal capomafia e non sara’ facile per Giuseppe mantenere la propria integrita’, come non sara facile scegliere tra le due donne per cui batte il suo cuore: la bella e disinibita figlia del padrone o la maestrina battagliera ed impegnata.
Non tutto scorre perfettamente nel film, ma e’ innegabile l’impegno del regista e del cast, in gran parte siciliano: accanto alla prova degna di nota di Enrico Lo Verso, si segnala Tiziana Lodato nei panni della maestra e un inconsueto Nino Frassica nel drammatico ruolo del farmacista corrotto.

15
Nov
09

L’aquila nera

AquilaneraCi vuole sempre molta pazienza per seguire il Gavi Musica e Cinema Festival Internazionale “A. F. Lavagnino” che da appuntamenti molto laschi per le proiezioni ma poi riesce a regalare delle vere perle come questa versione musicata da Madaski de L’aquila nera , ultimo film di Rodolfo Valentino (tra l’atro qualcuno dovrebbe informare Steve Della Casa che Rudy mori’ di peritonite e non suicida scatenando una ridda di folli epigoni!)

Tratto da un racconto di Puskin, il film narra delle vicende del bel luogotenente Dubrosky costretto a disertare per sfuggire alle insistenti attenzioni dell’attempata zarina; tornato nel villaggio d’origine trova il padre in punto di morte e il paese in mano al perfido Kyrilla; diventato il vendicatore che si nasconde dietro la maschera dell’Aquila Nera, Dubrosky abbandonera’ i propositi di vendetta per amore della figlia del suo nemico, Masha.

Non avevo mai visto un film con Rodolfo Valentino e devo dire che sullo schermo il suo famigerato fascino che non mi aveva mai colpito dalle fotografie, e’ effettivamente irresistibile.
Dotato di una grande mimica ed espressivita’ (avrebbe retto all’avvento del sonoro?) l’attore dimostra anche molta ironia al punto tale che rifiutato dalla bella di cui e’ innamorato lancia uno sguardo beffardo in macchina (va ricordato che e’ l’ultimo film girato da Valentino, quando la sua fama era all’apice).
Il film e’ molto ben costruito, ricco di colpi di scena; il quasi esordiente regista (aveva debuttato dietro la macchina da presa nel 1920) Clarence Brown sperimenta anche moduli espressionisti interessanti come l’ombra della pistola che punta al cuore del perfido Kyrilla; c’e’ anche un raffinato gioco con l’illusione creata dall’apparenza dato dai continui scambi di persona e da alcune scene che possono essere interpretate in modo completamente diverso da quello che realmente rappresentano (il massaggio che a prima vista pare uno strangolamento).
E’ anche la prima volta che mi capita di ascoltare un film muto musicato con musica tecno, Mada&Rudy e’ un esperimento perfettamente riuscito: creato un modulo sonoro che e’ il laif motiv del film, l’artista lo arricchisce sonorita’ elettroniche che sottolineano espressivamente l’emozione visualizzata dalla pellicola.

15
Nov
09

Sara’ vera gloria?

Mondiali06 Avrei preferito risparmiarvi i miei commenti sull’esito del Mondiale di Calcio che ci ha consacrati campioni del mondo chiosando che se questa vittoria sara’ l’occasione per un’amnistia di calciopoli, allora era auspicabile una vittoria francese che offriva una speranza di riscatto ai ragazzi delle banlieu.
Avrei preferito risparmiarlo perche’ non e’ che sia cosi’ divertente fare sempre il bastian contrario, in ogni caso quando ho scoperto che oggi e’ il compleanno di Moggi la Cassandra che e’ in me non e’ riuscita a tacere..

15
Nov
09

L’ispettore Coliandro

Coliandro_2 Su Coliandro avrebbero gia’ detto tutto loro: lui annunciando per tempo la trasmissione del telefilm rimasto per anni a pigliar polvere nei magazzini Rai, lei commentando la prima puntata con la sua solita sagacia; qualche riga la voglio scrivere anche io, se non altro con l’intento di fungere da promemoria ricordando che stasera andra’ in onda la seconda puntata: il telefilm gode infatti du una doppia programmazione settimanale, e l’intento di sbrogliarselo al piu’ presto credo non dipenda tanto dalla “scomodita’” del personaggio, ma dal fatto che a breve inizieranno i pezzi forti dei palinsesti televisivi, cioe’ L’isola dei famosi.
Premesso che non ho letto i romanzi di Lucarelli che hanno per protagonista Coliandro, devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa da questo ritratto anomalo di poliziotto, anomalo per una fiction italiana (ed anche straniera, tutto sommato) perche’ Coliandro mi ricorda qualche esponente dell’Arma di mia conoscenza, non una persona in particolare ma una somma di caratteristiche di personaggi bizzarri che forse in provincia e’ piu’ facile incontrare, sara’ per questo che Coliandro mi ha fatto un po’ di tenerezza coi suoi sogni di grande carriera “all’americana” , vissuta all’ombra di un padre morto facendo la scorta ad un giudice. La collaborazione coi Manetti Bros esaspera le caratteristiche ironiche del telefilm per cui, almeno nella prima puntata, l’ispettore si trova coinvolto in un caso piu’ grosso di lui e di cui capisce poco. Un caso dove il caso (mi si conceda il gioco di parole) la fa da padrone, per cui una guerra di mafia scoppia per un ritardo nella consegna di un pacco, e penso che anche la casualita’ sia una componente fondamentale di tante male situazioni italiane che Lucarelli studia da tempo.

15
Nov
09

La stella che non c’e’

Lastellanchenonce Vincenzo Buonavolonta’ (nomen omen) e’ il manutentore di un altoforno dell’Ilva di Genova, finito in cassa integrazione perche’ la macchina di cui si occupa e’ stata venduta ai cinesi. Nonostante non sia piu’ il suo lavoro, Buonavolonta’ avvisa i dirigenti cinesi di un difetto strutturale dell’altoforno e continua a lavorare per conto suo alla riparazione. Quando si reca in fabbrica per consegnare la centralina modificata scopre che i cinesi se ne sono gia’ andati col macchinario.
Questo e’ il prologo che precede i titoli di testa, la motivazione che spinge Vincenzo verso un viaggio apparentemente assurdo in Cina per consegnare il pezzo che e’ diventata la sua ossessione, sintomo di una vita non svelata dal film, ma che si puo’ intuire come solitaria, motivata solo dalla perfezione sul lavoro che gli fa ribattere di non essere ancora dismesso al dirigente di Shanghai e continuare il viaggio attraverso una Cina grigia quasi spettrale, ben diversa dall’immagine pittoresca del nostro immaginario e delle nuove rotte turistiche; un viaggio alla riscoperta di se’, fatto di contatto con la gente: Vincenzo osserva, cerca di capire quel mondo con cui non puo’ comunicare verbalmente; questa totale immersione nell’alieno permette al protagonista di prender coscienza della necessita’ di trovare una nuova ragione di vita (significativo e commovente il pianto di Castellito dopo aver finalmente consegnato il pezzo) incontrando probabilmente l’amore ed una famiglia, se si vuole interpretare positivamente il finale aperto.
Come sempre lo sguardo di Amelio si volge con tenerezza verso i bambini, dagli incontri casuali sui vari mezzi di locomozione al rapporto complice che si instaura immediatamente con il figlio della traduttrice.
Il regista si conferma anche un abile costruttore di scene dove l’umanita’ e’ in grado di emergere in maniera dirompente: la colazione dopo la notte in carcere tra Vincenzo e Liu-Hua e’ sicuramente uno dei momenti migliori del film che prelude all’inizio di una nuova stagione della vita del protagonista, come l’incontro con il tecnico cinese che capisce il significato della centralina, sigla la fine del suo ruolo di manutentore con il passaggio del pezzo e quindi delle consegne: che importa che fine fara’ la centralina quando si trova qualcuna che parla il linguaggio della propria passione?

15
Nov
09

Dell’idea

Prunetto Come mia pessima abitudine ho visitato ieri, ultimo giorno valido, il bellissimo percorso de la Via del sale: un cammino in Alta Langa che espone opere di artisti contemporanei in edifici millenari, pievi o castelli, dando vita a un colloquio artistico affascinante.
Il mio interesse era volto maggiormente alla scoperta delle strutture secolari che ospitavano la mostra e sono rimasta estasiata dalla bellezza del Castello degli Scarampi a Prunetto, un castello severo sviluppatosi nel XII attorno ad un’antica torre di avvistamento che ha subito pochi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, solo le bifore sono del XII sec.
Bruciato durante la Seconda Guerra mondiale sia dai partigiani che dai tedeschi, per la sua eccezionale posizione strategica, adesso e’ di proprieta’ del comune che lo sta ristrutturando.
Tutte queste cose le ho scoperte parlando con il gentilissimo volontario che ieri stava all’ingresso e che ci ha mostrato anche parte degli oggetti del futuro museo etnografico.
Sconvolgente la scoperta delle antiche misure piemontesi in uso fino all’unificazione sotto il sistema metrico-decimale imposto da Napoleone: il cicinin non e’ solo un espressione dialettale ma un’unita’ di misura che corrisponde a circa 25 mm, divertente il decimot che corrisponde a 75 mm, ma quello che mi ha veramente toccato e’ stato scoprire che la misura esatta di 100 mm va sotto il nome di idea: sono sempre stata fervente assertrice della superiorita’ delle antiche culture contadine rispetto a questa nostra confusa era tecnologica ma vedere che una misura esatta richiama direttamente la perfezione di mondo iperuranico facendo suo il concetto di idea e’ per me di una commozione assoluta.

15
Nov
09

Alessandria Art&Film Festival

Volantino_jpg

15
Nov
09

Alessandria Art&Film Festival

OpificioLa giornata di sabato all’Opificio delle Arti e’ stata davvero notevole: sotto la guida dello sceneggiatore e dramaturg Claudio Braggio, un gruppo di professionisti e amanti del cinema si e’ ritrovata a discutere dei problemi dei film low-budget, com’e facilmente intuibile la nota dolente del cinema italiano (indipendente e non) e’ sempre la distribuzione e l’esperienza di Max Chicco che e’ riuscito a presentare il suo primo lungometraggio completamente autoprodotto in ben 20 sale e’ estremamente istruttiva per liberarsi da questa impasse, di sicuro interesse anche l’esperienza milanese di Aperitivocorto che fa uscire il cortometraggio dalle sale per portalo in mezzo alla gente, nei locali disposti ad ospitare questa iniziativa.
Il pomeriggio e’ proseguito con la proiezione di alcuni cortometraggi, tutti di indubbio valore, personalmente sono rimasta molto colpita da quelli d Alessandro Gavazza, giovanissimo film-maker alessandrino che pur essendo ancora acerbo dimostra un grandissimo talento visivo e il suo modo di raccontare l’evoluzione di una storia attraverso gli oggetti mi ha fatto tornare in mente Orson Welles: l’evoluzione del matrimonio con la tavola imbandita sempre piu’ lunga e gli sposi sempre piu’ lontani in Quarto Potere o la trasformazione della citta’ ne L’orgoglio degli Amberson.
Altra rivelazione sono stati i due corti di Antonella Questa, attrice teatrale e televisiva che sta muovendo i primi passi nella regia con risultati ottimi: grande abilita’ nell’uso della mdp ma soprattutto grandissima capacita’ di mettera alla berlina le debolezze sentimentali di uomini e donne, soprattutto il secondo, Mamma! folgorante nei suoi due minuti, avrebbe potuto essere un episodio collaterale, il racconto di una disavventura occorso a un’amica delle quattro protagoniste di Sex and the city.
SaddamscenaIl pezzo forte dell’evento era Saddam, il lungometraggio di Max Chicco la cui lavorazione e distribuzione era stata sviscerata durante il workshop e per chi, come la sottoscritta, ama ascoltare gli aneddoti che stanno dietro la lavorazione di un film, quelli relativi all’arruolamento di Frank Adonis nel cast sono tra i piu’ divertenti che si possano ascoltare.
Avevo gia’ parlato del film in precedenza, un lavoro molto interessante per l’abilita’ di far credere per tre quarti del film di assistere a un film di guerra e spiazzare poi con un finale che stravolge tutto (persino gli attori durante la lavorazione non sapevano come si sarebbe conclusa la vicenda proprio per non rovinare questa sorpresa), rivista a qualche mese di distanza la pellicola conferma la sua forza, pur conoscendo il colpo di scena finale.
Per chi fosse incuriosito dal film e’ possibile trovarlo in videoteca dal 17 ottobre, altre informazioni su il blog di Riccardo Leto, attore protagonista del film e tra i mattatori della giornata di sabato.

15
Nov
09

L’amico di famiglia

Lamicodifamiglia Il film inizia con la stessa immagine che chiudeva Le conseguenze dell’amore: al posto della testa di Titta che emerge dal cemento, c’e’ quella di una suora sepolta fino al collo nella sabbia, una figura che centra poco con la vicenda che il film andra’ a raccontare, ma certo la trama non e’ l’elemento portante di questo nuovo lavoro di Sorrentino, soprattutto nel finale un po’ inconcludente nella reazione di Geremia di fronte al precipitare della sua esistenza .
Quello che mi ha davvero colpito e’ piuttosto la sensazione che Sorrentino stia costruendo un bestiario moderno dove i suoi personaggi meschini, rappresentanti del lato peggiore della nostra societa’ riprendono le figure fantastiche dei bestiari medievali che simboleggiavano i vizi , in particolare Geremia de Geremeis e’ la quintessenza della persona viscida e laida: sarto usuraio brutto e sgraziato, con l’unghia del mignolo chilometrica, avido e avaro: vive assieme alla madre malata in un appartamento sporco e cadente da dove fugge anche una povera emigrata dell’est in cerca di fortuna; piu’ furbo che intelligente si crede colto grazie alla lettura di Selezione del Reader’s digest, la sua unica forza e’ quella di esser realista e conscio dei propri limiti, ma bastera’ un’illusione amorosa per fargli tentare il salto verso giri d’affari piu’ grandi di lui.
Apparentemente non potrebbe esistere un essere umano peggiore del nostro protagonista, ma Geremia e’ circondato da persone che dietro un’esistenza rispettabile o l’avvenenza della giovinezza nascondo un animo gretto come il suo: dalla signora di mezz’eta’ che chiede i soldi a strozzo per farsi degli interventi di chirurgia plastica alla vecchia che si finge in fin di vita e coi soldi prestati va a giocare al bingo: Sorrentino mette in scena in maniera grottesca tutto lo squallore del nostro tempo e per farlo trova una location perfetta, l’Agro Pontino bonificato in epoca fascista con architetture geometriche costruite con materiali scadenti, senza vestigia storiche che possano ricordare una qualche grandezza passata: solo chiese di cemento armato e muri scrostati per ospitare questa umanita’ meschina.