Archivio per Marzo 2008

31
Mar
08

Testimone d’accusa

Testimonedaccusa Witness for the Prosecution
USA, 1957
Con Tyrone Power, Charles Laughton, Marlene Dietrich, Elsa Lanchester
regia di Billy Wilder

Un grave infarto dovrebbe mettere un freno alla carriera dell’astuto principe del foro Sir Wilfrid Robarts, ma l’avvocato si lascia tentare dal caso (e dai sigari!) di un giovane accusato di omicidio, Leonard Vole che ha la sventura di avere come unica conferma del suo alibi la moglie tedesca, che pero’ non pare intenzionata a confermarlo; sir Wilfrid riuscira’ a vincere la causa salvo poi fare un’amara scoperta..

Wilder porta sullo schermo un racconto di Agatha Christie, divertendosi a mischiare da par suo il thriller legale dalle sfumature noir e alla commedia, con i gustosi siparietti dell’inarrivabile Charles Laughton alle prese con la sua infermiera privata interpretata da Elsa Lanchester, sposa di Frankenstein nel ‘35 e signora Laughton nella vita.
La ventata noir e’ portata da una grandissima Marlene Dietrich che 50 anni dopo riesce ancora a mozzare il fiato agli spettatori con la sua sola apparizione. Come in Scandalo internazionale la diva si presta per il maestro viennese a fare la parte della gelida tedesca senza scrupoli, anche se in Testimone d’accusa il finale svelera’ un risvolto ben diverso, ma sempre poco lusinghiero per il personaggio interpretato da Marlene.
All’altezza dei comprimari anche Tyrone Power, che sfrutta con la sua bella faccia da bravo ragazzo un po’ ingenuo per costruire una terribile tela in cui cade anche il sopraffino avvocato Robarts. Ancora una volta per Wilder nulla e’ come sembra e anche nelle piu’ importanti aule di giustizia la menzogna divora la verita’: se il film non fosse un capolavoro di raffinato equilibrio tra noir e commedia il senso di sconfitta sarebbe devastante.

27
Mar
08

I padroni della notte

IpadronidellanotteSobborghi newyorkesi, fine anni ‘80: Bobby, insofferente figlio e fratello di integerrimi poliziotti che mettono il dovere al primo posto, preferisce crearsi una sua strada nel mondo un po’ equivoco dei locali notturni, dove si fa conoscere con il nome materno per celare il suo legame con gli sbirri con i quali si rifiuta di collaborare per inchiodare uno spacciatore russo, nipote del proprietario del locale che dirige; ma quando le cose precipiteranno, Bobby dovra’ per forza decidere da che parte stare..

Un bel poliziesco di taglio classico con qualche calo di tensione, ma con grandi momenti d’azione, su tutti lo straziante inseguimento sotto la pioggia.
La storia e’ molto lineare e non ha ambiguita’ nel mostrare chiaramente chi sono i buoni e i cattivi, scelta che, paradossalmente, si rivela sorprendente in un periodo in cui il cinema ama mostrarci collusioni tra il bene e il male; in questo il film sembra essere molto fedele al periodo in cui e’ ambientato: la vicenda di Bobby e’ quella di una persona che vorrebbe starsene fuori dai giochi ma e’ costretto suo malgrado a schierarsi e finisce per diventare un eroe, come in quasi tutti gli action movie fracassoni degli anni ‘80
L’elemento che rende non salvifico il film e lo tinge di un tono malato e’ racchiuso nel titolo che ridimensiona il senso di battaglia civica a un mero scontro tra due bande rivali (non c’e’ altro che mafia e polizia, nel film) per il dominio della notte.
Ottimo il cast, anche nelle parti minori: Tony Musante e’ vivo e lotta con noi.. per dire.

18
Mar
08

vota!

Stop The Clash of Civilizations

Questo video e’ in lizza per vincere il “Best Political Video” at the 2007 YouTube Awards, io l’ho votato, voi almeno buttateci un occhio..

come votare

17
Mar
08

Rec – la paura in diretta

RecUna troupe televisiva documenta l’attivita’ di una stazione dei pompieri di Barcellona, sembra una notte tranquilla quando la squadra entra in azione per rispondere alla chiamata per le urla provenienti dall’appartamento di un’anziana signora..

Horror adrenalinico che lascia addosso un’angoscia palpabile per l’allusione al rischio di contagio batteriologico, una delle grandi paure del nostro tempo, purtroppo la spiegazione finale abbassa lievemente il livello del plot, riportandolo a una dimensione puramente gotica anche se il “mostrillo” in questione e’ davvero realistico e disturbante e a casa ho lanciato occhiate inquiete verso la botola del sottotetto.
Si avverte la nota stridente della chiusa perche’ nella pellicola ci sono elementi piu’ realistici che sono poco sviluppati e che invece piu’ approfonditi avrebbero potuto innescare dinamiche molto interessanti, mi riferisco al classico clima di pregiudizi che si crea nelle situazioni di pericolo nelle piccole comunita’ come i condominii, per cui la colpa viene sempre data all’elemento debole e in questo caso erano presenti diversi prototipi di capri espiatori: la vecchia solitaria e gattara, l’animale domestico portatore di malattie, l’extracomunitario, insomma senza dover ricorrere ad un finale surreale il film sarebbe stato in piedi perfettamente e forse avrebbe potuto guadagnarci, ma ribadisco: Rec si fa apprezzare comunque e a differenza di Cloverfield in questo caso si’ che si puo’ discutere di filosofia della visione: la telecamera e’ parte integrante della vicenda e come in ogni esperimento sul campo la presenza dell’osservatore modifica l’ambiente, da qui le reazioni isteriche contro le riprese o il desiderio si ravvivarsi per far bella figura anche in una situazione al limite come quella descritta dal film.

14
Mar
08

Uno, due, tre!

UnoduetrelocOne, Two, Three
USA 1961,
con James Cagney, Horst Buchholz, Pamela Tiffin
regia di Billy Wilder

Berlino 1961, a pochi mesi dalla costruzione del muro, C.R. MacNamara, direttore della sede tedesca della Coca-Cola, e’ convinto di aver raggiunto i vertici della sua carriera dopo aver stretto un accordo con i dirigenti sovietici per poter distribuire la bevanda oltre cortina, quando a scombussolare i suoi piani arriva la figlia del suo capo, l’irruenta Scarlett Hazeltine che nel giro di due mesi si sposa con un ragazzo comunista di Berlino Est. MacNamara riesce in un primo momento a far annullare il matrimonio, ma quando si scoprira’ che la ragazza e’ incinta dovra’ recuperarle il marito e renderlo accettabile agli occhi del suocero.

Uno, due tre! non spicca certo tra la filmografia Wilder, io lo avevo visto tempo fa in televisione e ammetto che, pur trovandolo molto piacevole, non mi aveva entusiasmato, ma la visione sul grande schermo in lingua originale e’ stata fulminante.

Uno_due_treBilly Wilder e’ cattivissimo e non perdona nulla al capitalismo (nelle trattative per la distribuzione della Coca-Cola i dirigenti russi offrono come compenso una turnee’ americana del balletto del Bolshoi, e Macnamara risponde secco “No culture, only cash!”) ne’ al comunismo (una scena girata a Berlino Est indugia su uno striscione “il marxismo rende liberi” parodia del terribile “il lavoro rende liberi” che campeggiava all’ingresso dei campi di concentramento) e i berlinesi a 15 anni dalla caduta del nazismo sono ancora mostrati come un popolo soggetto alla piu’ cieca ubbidienza, sempre vaghi sulle loro collusioni con il potere precedente, esempio perfetto e’ Schlemmer, l’assistente di MacNamara, che non riesce mai ad esimersi dal battere i tacchi e rivelera’ un trascorso nelle SS, anche se come aiuto pasticciere in cucina.
Oltre alle ideologie Wilder, che gira il film proprio nei giorni della costruzione dei muro, e’ attentissimo alla realta’ del tempo prendendo in giro anche il giovanilismo degli anni ‘60: Scarlett e’ la classica diciassettenne tutta urli e svenimenti che impareremo a conoscere con il fenomeno Beatles.
Molto citazionsmo nella pellicola: Cagney che rifa’ la stessa scena di Nemico pubblico, le donne Hazeltine, provenendo da Atlanta, si chiamano come le protagoniste di Via col Vento e non mancano battute sui grandi successi del periodo, Spartacus e La dolce vita
Da sottolineare la vigorosa prova di James Cagney, vero mattatore del film, presente in tutte le scene: e’ incredibile la sua recitazione in lingua originale: parla (o meglio urla) a raffica, non si riesce quasi a stare dietro ai sottotitoli, sprizza energia da tutti i pori (e aveva passato i 60 all’epoca del film) consegnando alla storia un’interpretazione che lascia piacevolmente spossati e senza fiato gli spettatori.

13
Mar
08

La nuova squadra

LanuovasquadraMolto rimpianto per la vecchia, vedendo questa Nuova squadra
Avevo affrontato la visione con la migliore predisposizione d’animo, ma ben presto si sono presentate le prime avvisaglie di dubbio. Il nome del commissariato,Spaccanapoli’a tazzurella ‘e cafe’ nella sigla, la musica tarantellosa della stessa, tutto riporta alla piu’ deleteria retorica della napoletanita’, esplosa nella scena dei parenti che portano via a braccia il cadavere dall’ospedale: sicuramente Napoli sara’ anche questo, ma preferivo di gran lunga l’immagine di metropoli difficile della serie precedente.
I personaggi poi mi sembrano tagliati con l’accetta e alquanto stereotipati, insopportabile la commissaria che risponde al piu’ classico modello di donna in carriera, un po’ sventata ma cazzuta, e ovviamente una donna dev’essere sempre un’abile attrice e farsi scendere la lacrimuccia quando si inventa l’inesistente fratello drogato e tirar fuori ogni due per tre il figliolo, che si sa e’ piezz’e core!
I poveri Battiston e Sciacca ritornano ripuliti, vestiti di palandrane nere come i piu’ cattivi giustizieri della notte e mi sembra abbian perso molto delle loro peculiarita’, ma come detto prima in questa prima puntata prevale la bidimensionalita’ del personaggio: ad esempio Sergio Vitale (il bravo Rolando Ravello che pero’ qui mi pare troppo isterico) gioca a fare il poliziotto cattivo perche’ e’ incazzato per la morte del collega pero’ poi mette i fiori sul luogo dove e’ morta la bimba e a casa e’ un padre affettuoso: queste si’ che son sfaccettature! 
Per quanto riguarda la riduzione degli episodi si tratta di un semplice proforma: la vicenda e’ la stessa solo che dopo cinquanta minuti c’e’ il jingle e cambia il titolo, ma lo stile di ripresa resta sempre lo stesso, campi e controcampi, scene di raccordo, flashback che iniziano dieci minuti prima dell’elemento da ricordare, insomma niente inseguimenti adrenalinici importati papale papale dai serial ammericani, tutto e’ rimasto uguale, con molto cuore e cura in meno.

10
Mar
08

Persepolis

Persepolis_2Marjane Satrapi racchiude in un lungometraggio i quattro volumi a fumetti che raccontano la sua esperienza di bambina iraniana cresciuta negli anni della rivoluzione komehinista, giovanissima esule in un’Europa insensibile ai problemi dei rifugiati, che le riserva alcune drammaticissime esperienze. Marjane decide allora di far ritorno in patria, ma dopo gli studi e un matrimonio fallito prendera’ definitivamente la via dell’esilio in Francia.

Per chi ha amato Leggere Lolita a Teheran, questo e’ un film da non perdere, dove ritrovare tutta la vitalita’ mai sopita del popolo iraniano, anche sotto il gioco terrible della tirannia teocratica.
Pochissimi i colori della pellicola, riservati al presente francese concluso nell’aeroporto, mentre tutto il passato di Marjane e’ rivissuto in un drammatico bianco e nero dove il nero diventa dominante nei momenti drammatici, raccontati sempre per ellissi, scelta che non ammorbidisce certo il tono, ma diventa un pietoso distogliere lo sguardo.
Ma la Satrapi non rievoca solo il dolore delle sue esperienze, la sua arguzia sa mettere comicamente alla berlina il potere iraniano come nella scenetta dello spaccio di musica rock, e poi ce’ il personaggio delizioso della nonna a cui e’ dedicata la dolce pioggia di gelsomini dei titoli di coda e quella rappresentazione di Allah barbuto che veleggia sulle nuvole, identica all’immagine del Dio cristiano.
Il racconto pero’ non e’ solo lo spaccato di un popolo che cerca di sopravvivere alla tirannia, Marjane Satrapi rivela anche una sensibilita’ prettamente femminile nel raccontare la storia di una crescita personale in cui diventa facile identificarsi.

Incomprensibile ai miei occhi la scelta dell’Academy di preferire a Persepolis la pantegana cuoca.

06
Mar
08

Il petroliere

IlpetroliereProbabilmente il film non e’ scevro da difetti, ma la bellezza della fotografia, la bravura di Daniel Day Lewis e la potenza della musica rendono il film un’esperienza tangibile, facendo lo spettatore partecipi della fatica e dell’odore del petrolio.
Plainveiw e il suo antagonista, Eli sono due aspetti dello spirito “that built america” (per citare una famosa pubblicita’): il capitalismo e il fanatismo religioso ed e’ di gran lunga meglio il primo, anche se riesce (quasi) regolarmente a distruggere i propri adepti, che finiscono i propri giorni solitari in enormi case vuote, piene solo di carabattole, come insegno’ da par suo Orson Wells.
Daniel Day Lewis e’ semplicemente perfetto: il lungo corpo contratto nella fatica e nello sforzo di volonta’, gli occhi troppo furbi e vivi in una faccia altrimenti di pietra. L’ho trovato davvero impressionate nel suo primo incontro con Eli, quando si finge ancora un cacciatore di quaglie, il ragazzo se n’e’ andato dopo aver portato del cibo e lui continua a fissarlo, un po’ gobbo e pur restando immobile sembra che si srotoli come un serpente che ha individuato la preda.
Della musica solitamente non parlo mai, ammetto che molto difficilmente gli presto attenzione, ma ne Il petroliere e’ un elemento cosi’ significativo che arriva anche a una distratta come la sottoscritta, la secca nota della sirena iniziale portata allo spasimo, e l’inquietante gioco di percussioni quando brucia il pozzo di petrolio.. da brividi!

03
Mar
08

Lars e una ragazza tutta sua

LarseunaragazzatuttasuaHo temuto che dopo un inizio davvero scoppiettante con le comiche reazioni alla visione della strana fidanzata di Lars, il film non fosse in grado di soddisfare le aspettative iniziali, invece la pellicola procede senza mai un momento di cedimento, trasformandosi in una favola delicata sul disagio dei nostri tempi: la vicenda surreale di Lars, introverso ventisettenne con seria avversione per il contatto umano, che risolve il suo bisogno d’amore fidanzandosi con una bambola gonfiabile acquistata su internet, e’ la spia macroscopica di un disagio e di un infantilismo assai diffusi nella nostra societa’, vedi l’impiccagione dell’orsetto della collega, vendetta non nuova nei film o serial ambientati negli uffici americani.
Grazie al sensibile suggerimento della psicologa della sperduta cittadina del Wisconsin dove Lars vive, tutto il paese asseconda il ragazzo nella sua “follia” trasformando la presenza di Bianca nell’occasione di uno psicodramma collettivo, che aiutera’ il protagonista a superare il suo malessere, richiamo o rimpianto di una collettivita’ partecipe delle vicende del prossimo ormai decisamente scomparsa, che da questa parte dell’oceano puo’ apparire come una visione un po’ sdolcinata della società, ma che negli State acquista un significato piu’ profondo visto che spesso il disagio irrisolto e’ il motore delle periodiche stragi di cui gli USA sono vittima.