Con il suo solito stile personale e grottesco, con una vena piu’ sgargiante del solito nei colori decisi, Sorrentino mette in scena la vita di Giulio Andreotti, come dire la storia della Repubblica Italiana.
Una repubblica che si e’ arrabattata per 50 anni tra i blocchi atlantici, che convive da trenta con il fantasma del proprio figlio migliore sacrificato alla ragion di stato.
Andreotti c’era quando Marshall stanzio’ i fondi per la ricostruzione post bellica, e’ impossibile pensare che non abbia avuto contatti con la mafia, il cui ruolo strategico nella guerra di liberazione e’ ormai assodato: gli Americani ci fanno pesare ancora oggi il loro intervento risolutivo, come si puo’ pensare che la mafia per decenni non abbia preteso lo stesso occhio di riguardo? (di qua e di la’ dall’Atlantico).
Pero’ e’ interessante notare come il film si sviluppi attorno all’unica sconfitta di Andreotti, la mancata elezione a Presidente della Repubblica nel 1992 e proprio la strage mafiosa di Capaci fa saltare i giochi di potere tra le correnti della DC, quindi forse anche l’uomo che ha fatto il lavoro sporco per il Paese alla fine era uscito/voleva uscire dalle logiche mafiose? Ai posteri (forse) l’ardua sentenza.
A noi resta un film capolavoro che trasforma Andreotti in un’icona non tanto del male ma di un modo paternalistico e clientelare di gestire la res pubblica: la scena che piu’ mi e’ rimasta impressa e’ quella in cui il Divo Giulio riceve i postulanti e uno nel prendere la mazzetta tiene la testa girata con evidente disgusto e vergogna; nel gioco cavaraggesco di luci e ombre quella scena mi si e’ impressa nella mente con la forza di un quadro.
Strepitosa la prova di Servillo che sa portare sulla scena un monstrum patetico quando arretra con il suo passo saltellante ma capace anche di movenze orrorifiche che ricordano il Nosferatu di Murnau.
23
Giu
08
Il film è un susseguirsi di scene magistrali, divertenti, mai inutili… Pero’ penso che a paolo non gliene sia fregato proprio niente di fare un film politico.Andreotti e gli altri fantocci ben si adattavano alla sua poetica, com e i personaggi degli altri suoi film, Tutto qui.Come ha scritto qualcuno, è soprattutto un film su un gatto (www.loudvision.it)