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08
Apr
08

Arianna

Arianna Love in the Afternoon
USA, 1957
Con Gary Cooper, Maurice Chevalier, Audrey Hepburn
regia di Billy Wilder

Arianna, figlia di un investigatore privato parigino, nutre il suo spirito romantico con l’archivio del padre, che si occupa soprattutto di tradimenti. Quando la ragazza ascolta il proposito di un marito tradito che vuole uccidere il ricco playboy americano Mr Flanagan, si precipita al Ritz e sventa l’aggressione; inevitabile a questo punto la storia d’amore tra il maturo americano e l’intrepida Arianna che si finge una ragazza di facili costumi per essere all’altezza della fama di Mr Flanagan…

Lusso e mondanita’ internazionale dati dall’ambientazione al Ritz, sono lo sfondo tipico dell’universo lubitschiano e a dieci anni dalla scomparsa del suo maestro, Billy Wilder lo celebra in un film che ha come protagonisti due attori che interpretarono diverse pellicole per il regista berlinese: Maurice Chevalier, quasi un alter ego per Lubitsch nei primi anni ’30 e Gary Cooper che con il maestro della commedia giro’ tre pellicole.
Arianna ha una vena pesantemente malinconica, forse per l’evidente differenza d’eta’ tra i due protagonisti che danno vita a un lieto fine poco credibile, ma che trova una sua ragion d’essere nella frase di chiusura tipicamente lubitschiana pronunciata da Chevalier in cui il matrimonio viene paragonato a una galera. Wilder riesce comunque a far rivivere in pieno il Lubitsch’s touch con una serie di gag gustose, tipo quella del cagnetto che sventerebbe ogni equivoco con il suo abbaiare ma purtroppo non viene mai compreso dalla sua proprietaria che finisce per portarlo dall’analista oppure l’impassibile orchestrina tzigana che segue ovunque Mr. Flanagan e il cui stretto rapporto viene celebrato nella sbronza collettiva via carrello delle bevande.

15
Nov
09

60 anni senza Lubitsch

Ernstlubitsch Ho ben presente il momento in cui e’ nata la mia passione per Lubitsch, guardando Partita a quattro sono rimasta folgorata dalle scene nell’appartamento bohemienne di Gary Cooper e Frederic March: tutte le volte che qualcuno si siede sul vecchio divano, si solleva un vistoso nugolo di polvere.
Ovviamente di tutti i grandi del cinema si sente la mancanza ma per me il vuoto lasciato da Lubitsch e la sua scuola e’ incolmabile: in anni in cui la commedia e’ drammaticamente in declino affidata solamente a battutacce e doppi sensi, come non rimpiangere l’elegante allusivita’ delle commedie lubitschiane, che mettevano in scena storie che farebbero raddrizzare i capelli ai teocon del family day: l’allegro menage a tre di Partita a quattro o la noncuranza con cui Miriam Hopkins accetta che il compagno seduca la bella ereditiera in Mancia competente e il diavolo che rifiuta l’ingresso all’inferno a Henry Van Cleve, ritenendo troppo lieve la colpa di non essere stato altro che un impenitente don giovanni ne Il cielo puo’ attendere.
In questi anni di assurdi integralismi ci vorrebbe qualcuno che osasse mostrare una nuova irreprensibile Ninotchka che ceda con leggerezza alle lusinghe dell’amore o qualcuno che pur rifugiatosi in America non evitasse di bacchettarla bonariamente (il celeberrimo cartello de L’ottava moglie di Barbablu’ “si parla inglese e francese, si capisce l’americano”) senza essere tacciato di antiamericanismo.
Come non ricordare che assieme a Chaplin, Ernst Lubitsch e’ stato l’unico a mettere alla berlina Hitler negli anni in cui il Fuhrer era nel pieno della gloria in Vogliamo vivere! e tante altre cose andrebbero ribadite del suo genio, ma l’importante e’ che ci sia rimasta la magica leggerezza delle sue pellicole.

15
Nov
09

Gary Cooper

Garycooper_3 45 anni fa, il 13 maggio 1961 moriva Gary Cooper, l’attore che piu’ di tutti, tra i divi della prima stagione hollywoodiana, ha incarnato il mito positivo dell’americanita’: l’uomo onesto e franco, al limite dell’ingenuita’, pronto a pagare qualsiasi prezzo pur di non rinunciare ai propri ideali.

Frank J. Cooper, nasce il 7 maggio 1901, ad Helena, nel Montana. Gli studi sono quelli di agraria, ma il giovane Frank si stanca presto della campagna e si trasferisce in California per diventare caricaturista; Hollywood gli apre le porte come stuntman e Cooper inizia fare il cascatore nei film western, nel 1925 un piccolo ruolo in Tricks lo fa notare dalla Paramount che lo mette sotto contratto e il suo agente lo ribattezza Gary per non confonderlo con un altro attore.

Gary Cooper inizia a far carriera e ben presto, nel 1930 e’ il legionario TomBrown, che la cantante Amy Jolly, interpretata da Marlene Dietrich, non esita a seguire nel film Marocco di Joseph von Sternberg.

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Gli anni ‘30 trasformano il bellissimo attore in un divo ed e’ conteso da tutti i piu’ grandi registi del momento: oltre a von Sternberg, Gary Cooper lavora con Lubitsch nel 1933 (Partita a quattro) e nel 1938 (L’ottava moglie di Barbablu’) mentre nel 1936 interpreta per Frank Capra uno dei personaggi che meglio sintetizza la teoretica del regista, il milionario dal cuore d’oro Longfellow Deeds di E’ arrivata la felicita’, ancora per Capra sara’ l’ingenuo John Doe che arringa le folle in Arriva John Doe del 1941.

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Per un altro film del medesimo anno Gary Cooper vince l’oscar, Il sergente York, regia di Howard Hawks, ispirato alla vera storia di Alvyn York, un quacchero, inizialmente obiettore di coscienza durante la Prima Guerra Mondiale, che suo malgrado e’ costretto a misurarsi con un male assoluto come la guerra, questo film e’ forse il primo vero tassello del mito dell’uomo integerrimo incarnato dall’attore che nel 1956 interpretera’ ancora un quacchero costretto suo malgrado all’uso delle armi ne La Legge del Signore di William Wyler.

Perchisuonalacampana_2La fama di Gary Cooper non si appanna negli anni ‘40 anche se il decennio passa regalando pochi ruoli significativi all’attore, tra questi va ricordato l’epocale Per chi suona la campana di Sam Wood del 1943.

Mezzdifuocojpg_2 Il film che consegna Gary Cooper all’olimpo cinematografico arriva nel 1952: e’ Mezzogiorno di fuoco, dove l’attore disegna una perfetta maschera di uomo integro costretto a combattere da solo all’interno di un esemplare congegno filmico diretto da Fred Zinnemann.

Nel 1957 e’ il protagonista di Arianna, il film in cui Billy Wilder paga maggiormente il suo debito con Lubitsch, nello stile e nella scelta degli attori, volendo uno dei protagonisti della grande stagione americana del maestro berlinese.
Da sempre legato al genere western, sul finire degli anni ’50 Gary Cooper e’ protagonista di due western crepuscolari, opere di due maestri della nuova concezione del genere, Dove la terra scotta di Anthony Mann del 1958 e L’Albero degli impiccati girato da Delmer Daves l’anno seguente.

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Nel 1961 riceve un’oscar alla carriera, ma non puo’ andare a ritirarlo perche’ gia’ gravemente colpito dal tumore che lo stronchera’ qualche mese dopo.