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03
Giu
08

Indiana Jones e il regno del teschio di Cristallo

IndiJonesregnotesccri Non sono mai stata una grandissima fan di Indiana Jones, probabilmente tutto dipende dal fatto che il primo episodio non lo vidi al cinema ma mi fu raccontato in maniera piu’ che dettagliata da una compagna di scuola alla stazione delle corriere. Quando vidi il film rimasi completamente delusa dal finale: richiudere l’Arca della Santa Alleanza in un deposito militare mi sembra una trovata pessima ancora oggi. Ho apprezzato il terzo capitolo che doveva essere chiusa e santificazione del personaggio svelandone i segreti, il perche’ del soprannome e la paura dei serpenti. Non mi aspettavo quindi nulla da questo quarto capitolo che sulla carta non aveva nulla da aggiungere alla definizione dell’eroe e Harrison Ford mi pareva decisamente anzianotto per un ruolo d’azione.

Il film effettivamente non aggiunge nulla; e’ un’autocelebrazione della saga (l’arca perduta ricompare per un momento da una cassa rotta nel famigerato deposito militare) il che e’ anche giusto dato che questo episodio e’ stato richiesto a furor di popolo, ma Harrison Ford si rivela all’altezza del suo personaggio, neppure lui piu’ giovanissimo che infatti pare mettere definitivamente la testa a posto. 

Spielberg e Lucas colgono l’occasione per ripensare tutto il loro mondo: ambientata nel 1957, la pellicola diventa la scusa per riportare sugli schermi il mito americano a cavallo degli anni ‘50-’60 fatto di bravi ragazzi con il cardigan e teppistelli che imitano Il selvaggio di Brando, corse in auto, milkshake e risse traHappy days e American Graffiti; ma il pessimismo che ha segnato l’ultima stagione di Lucas e Spielberg non si e’ ancora spento e il mondo dorato della gioventu’ e’ venato dall’ombra del maccartismo che incombe anche su Indy. 
Dopo rocambolesche avventure nella foresta amazzonica, Indiana Jones, incontra gli alieni, suggellando il connubio con l’altra anima spielberghiana, la fantascienza ma ancora una volta dopo la Guerra dei Mondi, gli alieni non sono troppo buoni: forse E.T. e gli incontri ravvicinati sono perduti per sempre.
18
Dic
09

Monster House

Dj, ragazzino sulle soglie della puberta’, e’ estremamente incuriosito dal bizzarro comportamento del dirimpettaio, il signor Nebbercracker, un vecchietto malevolo che ruba tutti i giocattoli che finiscono sul suo giardino.
Quando e’ la palla di Timballo, il miglior amico di DJ, a finire sul prato di Nebbercracker, DJ ha uno scontro con il vicino che gli provoca un malore, i ragazzini credono addirittura che sia morto e da quel momento sara’ la tetra abitazione a perseguitarli..

Monsterhouse

Il film inizia seguendo il volo di una foglia ingiallita che si e’ staccata dal ramo, omaggio a Forrest Gump (i produttori sono Spielberg e Zemeckis) ma anche precisa collocazione della storia: siamo nel periodo di Halloween e il cartone e’ un tipico prodotto legato alla famosa festa americana, un divertissement sui topos classici del teen-age horror: ragazzini che si confrontano per la prima volta con la vita (e’ esemplare la situazione di DJ che crede di vedere morire una persona e se ne ritiene responsabile: la persecuzione da parte della casa e’ l’espiazione del suo senso di colpa) adolescenti concentrati sul divertimento e sul sesso, adulti distratti.
A tenere e’ sicuramente la prima parte del film, mentre la seconda si sfilaccia in un eccesso di colpi di scena nonostante l’introduzione del tragico elemento romantico che forse andava sfruttato meglio.
Il film e’ girato in motion picture, rendendo estremamente realistici le espressioni e i movimenti (la camminata di Jenny vista dal cannocchiale) dei personaggi. Piu’ che la tecnica digitale perfetta mi ha molto colpito lo stile del regista, Gil Kenan, che simula molto spesso movimenti di macchina dando fluidita’ ed originalita’ al racconto filmico.